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Disruptive design
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Disruptive design

Quale è la differenza tra un’auto progettata per essere elettrica ed un’auto adattata all’elettrico? Non stiamo parlando solo di sostituire un motore, ma di lavorare su tutti i componenti del sistema, affinché l’insieme raggiunga i massimi livelli di efficienza. C’è differenza tra progettare e realizzare una Tesla e montare su una Panda Anni ‘90 un motore ed un set di batterie. Lo stesso vale per le barche: su alcune viene semplicemente installato un motore elettrico, mentre altre vengono progettate apposta per questo tipo di propulsione, sono queste ultime che si possono definire le “Tesla del mare”. GerrisBoats nasce come water taxi elettrico e tutto, a partire dalla carena e dalle scelte strutturali e funzionali, è pensato per poter essere efficiente con questo tipo di motore e per questa funzione.

Progettare ad hoc significa standardizzare

Pensare ad un progetto specifico ed affrontare problemi particolari, in realtà, è il primo passo verso la standardizzazione. Non è una contraddizione: pensare ad hoc significa poter creare una piattaforma che può diventare lo standard per una determinata esigenza. Nella maggior parte delle città d’acqua, infatti, non esiste una linea comune quando si parla di water taxi. Ogni società, ogni compagnia, nel tempo ha dato vita alla propria linea di imbarcazioni, a volte partendo dai progetti disponibili nei cantieri locali.
Si sono così trasformate carene per adattarle alle dimensioni, al tipo di canali, alle condizioni del mare e dei limiti di velocità specifici di ogni singola città “Oggi questo approccio ha poco senso” spiega Massimo Verme, fondatore di GerrisBoats “i tempi sono maturi per identificare una piattaforma comune standardizzata, ed ottenere così una maggiore qualità ad un minor costo”.
Per farlo, è necessario focalizzarsi sulla destinazione d’uso e lavorare su caratteristiche specifiche. La nicchia, in un momento in cui il trasporto urbano su acqua si sta trasformando, è diventata sufficientemente grande per poter replicare i progetti su larga scala.

È la parte sommersa a fare la differenza.

Possiamo dire che la partita si giochi tutta sott’acqua: è qui che ha senso concentrare la ricerca, per ottimizzare la propulsione elettrica, per ridurre l’inquinamento da onda, per dare stabilità all’imbarcazione in base al suo utilizzo finale.
GerrisBoats è partita dalla tecnologia foil e l’ha ripensata per renderla utilizzabile anche sui water taxi o sulle navette, che notoriamente non possono navigare a 20 nodi in affollate acque interne. Le nuove generazioni di queste imbarcazioni, infatti, dovranno avere due caratteristiche peculiari: da una parte, muovendosi all’interno dei canali cittadini, dovranno ridurre al minimo la produzione di onde. Ed i foil possono essere parte della soluzione: sollevano l’imbarcazione e riducono lo spostamento d’acqua. Ma d’altra parte, i water taxi si muovono in ambienti dove i limiti di velocità sono molto bassi, da 6 o 8 nodi, in base alle città, o anche meno, anche per esigenze di sicurezza della navigazione. A questa velocità, troppo bassa, i foil da soli non bastano per far decollare lo scafo. Per questo, GerrisBoats ha pensato ad uno scafo  l’introduzione di un siluro che ha la doppia funzione di incorporare la propulsione e di dare spinta idrostatica a bassa formazione d’onda, di foils e scafi laterali mobili che tengono sollevata la barca dall’acqua a velocità molto ridotta, anche a 6 o 8 nodi, velocità alla quale è in grado di decollare.
“I normali foil permettono di risparmiare fino al 60% di energia, grazie ad una minore resistenza con l’acqua” spiega Massimo Verme “per questo li abbiamo presi in considerazione quando abbiamo progettato questa imbarcazione elettrica. Ma, senza la nostra modifica sarebbero stati inutili, il progetto andava adattato alle regole dell’ambiente in cui si muovono i water taxi”.

Obiettivo: ridurre gli sprechi

Se si converte una barca a motore elettrico, probabilmente questa continuerà a montare una carena non adatta alle nuove esigenze. Ciò significa sprecare energia, e questo la propulsione elettrica, che ha il grande problema dell’autonomia, non lo consente. Più la carena oppone resistenza e disperde energia, più diminuisce l’autonomia delle batterie. Per un water taxi, minore autonomia significa minori corse e più tempo da dedicare alle soste per la ricarica. Per questo, la progettazione mirata per questo tipo di imbarcazione, e la standardizzazione dei componenti, possono portare reali benefici nell’utilizzo quotidiano.

La tecnologia può cambiare le regole?

Infine, c’è l’aspetto dei limiti di velocità. È semplice immaginare un water taxi che si sposta ad alta velocità sui foil, per esempio a Venezia, dal centro città verso l’aeroporto. Ma che cosa succede quando svolge la sua attività nei canali cittadini?  Qui i limiti sono stabiliti in base a criteri di sicurezza – dimensioni, traffico… – e per limitare il più possibile la formazione di onde. Se i foil potessero entrare in funzione anche a bassa velocità, questi stessi limiti potrebbero essere alzati. In altre parole, se un water taxi come GerrisBoats è in grado di ridurre il problema dell’onda, anche le regole possono essere riviste e migliorare l’efficienza del trasporto, senza ricadute sull’ambiente. “Quando qualcuno fa innovazione e viene sviluppato qualcosa di nuovo” conclude Massimo Verme “il sistema può rivedere alcune delle sue regole. Lo sviluppo tecnologico stimola il sistema che legifera ad adeguarsi, a fare passi avanti”.

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